ISOLA D'ISCHIA

 

Ischia, Capri, Procida e Vivara sono le isole partenopee del golfo di Napoli. Ischia, che con Procida e Vivara forma le isole flegree, è disposta a Nord ed è la maggiore per estensione con una superficie di 47 Kmq. L'isola ha una circonferenza di circa 39 km ed una popolazione residente di circa 50.000 abitanti (a cui si aggiungono in alta stagione oltre 300.000 presenze fisse). Divisa in sei comuni, dista da Napoli circa 33 Km ed è ben collegata con la terraferma da traghetti ed aliscafi che, numerose volte al giorno, raggiungono i 3 porti principali dell'isola. Ciò che più colpisce, osservando l'isola, è il verde che si sussegue con diverse sfumature e che caratterizza la morfologia del territorio. Arroccati intorno ad antichi crateri, nella parte più alta, si trovano vigorosi boschi di castagno e di acacia; nelle zone scoscese e lungo i pendii si innalzano querce secolari contornate spesso da lecci sempreverdi e profumati frassini. Si incontrano colline ricoperte da vigneti e ricchi frutteti. L'isola d'Ischia è circondata quasi senza soluzione di continuità da spiagge e aree balneabili di varia natura. Il principale centro dell'isola d'Ischia è il comune di Ischia che si estende lungo la costa nord-occidentale ed è  caratterizzato dall'alternarsi si case bianche e multicolori e dalla presenza di una verdissima pineta che si stende sino alle spiagge. I principali monumenti sono: il Castello Aragonese, il Museo del Mare, la chiesa della Madonna delle Grazie e delle Anime del Purgatorio detta di S.Pietro, la Cattedrale dell'Assunta, la chiesa parrocchiale di S.Maria di Portosalvo, la chiesa dell'Addolorata, la Biblioteca Antoniana, il Palazzo del Seminario, la chiesa Collegiata dello Spirito Santo.

 

 SPOSTARSI AD ISCHIA

Ischia è un'isola piuttosto estesa (circa 80 Km di rete stradale), pertanto è consigliabile spostarsi a piedi solo nei centri urbani o per piacevoli passeggiate lungo i vari itinerari di campagna possibili. Per altri tipi di spostamenti è consigliabile l'uso della bicicletta. L'uso di un'auto propria è sempre possibile (attenzione al divieto di circolazione per le auto campane e per i conducenti residenti in Campania). E' ovviamente possibile noleggiare sul posto auto, ciclomotori o biciclette presso i numerosi servizi di autonoleggio presenti un po' in tutti i comuni. Piuttosto efficiente è il servizio di trasporto pubblico, costituito da taxi, minitaxi e dal servizio di autobus fornito dalla SEPSA che collega in maniera piuttosto capillare i vari centri dell'isola con corse frequenti, la maggior parte delle quali hanno come capolinea il comune di Ischia, nelle immediate vicinanze del porto.

 LA STORIA DELL'ISOLA

 

L’isola d’Ischia, secondo le più recenti teorie, è di origine interamente vulcanica; i greci, primi colonizzatori dell'isola intorno al 770 a.C., sostenevano che Tifeo, il gigante ribelle condannato da Giove sotto l’isola di Pithecusae (l’odierna Ischia) eruttasse fiamme ed acque calde e che quando si muovesse provocasse i terremoti. I coloni scelsero per loro insediamento il luogo più sicuro che l’isola possa offrire. Infatti, l’acropoli sul promontorio di Monte di Vico all’estremità nord-ovest dell’isola, la zona portuale e la necropoli della valle di S. Montano, non è stata mai direttamente interessata da fenomeni vulcanici. Il reperto archeologico più noto e significativo rinvenuto sull'isola è sicuramente la "coppa di Nestore", una tazza importata da Rodi, rinvenuta in una tomba della necropoli, su cui si legge un epigramma in tre versi che allude alla famosa coppa di Nestore descritta nell’Iliade. Tra I sec. a.C. e IV sec. d.C. l'isola diventa proprietà dello Stato romano e assume il nome di Aenaria. Alla fine del IV sec.d.C., caratterizzato dalla decadenza dell’Impero romano, viene devastata dall'invasione barbarica guidata da Alarico, re dei Visigoti., mentre nel secolo successivo tocca agli Ostrogoti sbarcare sull'isola. Successivamente sarà sotto il dominio svevo, angioino, e quindi aragonese. Alfonso d’Aragona fa costruire nuove fortificazioni protettive quali il ponte di collegamento dal Castello all’isola. Nel XIV sec. Ischia è spesso vittima delle incursioni dei corsari, tra i quali si distinguono Khair ad-Din Barbarossa e Dragut. Nel 1707 il Regno di Napoli passa agli Austriaci e di conseguenza anche Ischia ha il primo governatore austriaco; nel 1734 poi Ischia diviene con Napoli dominio dei Borboni ed è amministrata da regi governatori residenti nel Castello Aragonese. Nel 1848, durante i moti risorgimentali, il Castello d’Ischia apre i pesanti cancelli delle sue prigioni per accogliere i patrioti dell’unità d’Italia. Nel 1860 Ischia scrive pagine del periodo risorgimentale: Giuseppe Garibaldi entra a Napoli e forma il governo dittatoriale in nome di Vittorio Emanuele II. Nel 1862 Ischia è definitivamente aggregata alla provincia di Napoli, ormai città del Regno d’Italia. Le due guerre mondiali interessarono Ischia solo marginalmente, ed il dopoguerra è caratterizzato dall'avvento del turismo, con presenze durante i mesi estivi sempre maggiori.

 

 IL CASTELLO ARAGONESE

 

Alto 115 metri, vi si accede attraverso una strada scavata nella roccia e voluta da Alfonso I d'Aragona intorno al 1447. Fino ad allora l'accesso al castello era costituito da una scala esterna, di cui si può ancora intravedere qualche rudere dal mare, dal lato che guarda verso Vivara. Oggi, fortunatamente, è possibile raggiungere il castello anche con un comodo ascensore. Il ponte che congiunge l'isolotto all'isola, fu fatto costruire dallo stesso Alfonso I e fu rifatto intorno al 1770. Arrivati in cima al castello si possono visitare i ruderi dell'antica cattedrale trecentesca, l'antico palazzo episcopale e il convento delle monache di S. Maria della Consolazione, fondato nel 1574. Nei sotterranei della chiesa vi è il cimitero delle monache, uno stretto cunicolo dove i cadaveri venivano lasciati a decomporsi, da cui il detto popolare puozz' sculà. Le carceri si trovano nella parte più alta del castello ed alle spalle vi era la chiesa di S. Maria dell' Ortodonico, della quale vi è ancora qualche rudere.